giovedì 27 aprile 2017

Colpito, una storia di coraggio e di legalità

Giovedì 7 aprile, dalle ore 9:30 alle 12:00, presso l’istituto tecnologico Leonardo da Vinci (ITIS) si è tenuta una conferenza sulla legalità sostenuta dall’imprenditore Tiberio Bentivoglio. La conferenza per motivi organizzativi è stata svolta solamente con una piccola rappresentanza degli studenti dei vari licei, composta dai rappresentanti di classe delle classi terze, quarte e quinte. Principale scopo della conferenza: quello di combattere “grandi” e “piccole mafie”, a partire da quelle presenti ogni giorno nelle nostre scuole.
Il signor Bentivoglio ha narrato alla vasta platea la forte e tragica storia della sua vita con tono risoluto, deciso e a volte commosso, suscitando un ascolto attivo da parte di tutti gli studenti.


La sua storia iniziò nel 1979 quando il giovane ragazzo calabrese riesce a realizzare il sogno della sua vita: una propria impresa. Negli anni il successo dell’impresa aumenta notevolmente: si cerca così di espandere il territorio della fabbrica ormai divenuto insufficiente a causa dell’immediato sviluppo. Bentivoglio decide di trasferirsi su un territorio più vasto con tre finestre che affacciavano sulla strada principale della città. La felicità e la tranquillità del piccolo imprenditore terminano proprio nel giorno dell’inaugurazione del nuovo stabile; due uomini, membri della ’ndrangheta si presentano per richiedere il pizzo, Bentivoglio, dopo una breve consultazione con la moglie, decide di cacciare i due e di non pagare il pizzo.
Inizia così lo scontro con la potente organizzazione. Dopo questo avvenimento tre mesi partono azioni di terrorismo psicologico contro l’imprenditore: lettere intimidatorie e messaggi diretti e indiretti per destabilizzare la mente del signor Bentivoglio, che però continua a rifiutarsi di pagare il pizzo. Successivamente accadono fatti sconcertanti per Tiberio, poiché, dopo le lettere, la ’ndrangheta fa esplodere metà del suo negozio. Marito e moglie non si piegano e continuano la loro attività a testa alta ricostruendo parte del locale e della merce.
Un altro fatto sconvolge le vie dei due imprenditori: il negozio appena costruito viene dato nuovamente alle fiamme; Bentivoglio vuole lasciare tutto e darla vinta all’associazione, ma sorretto e incoraggiato dalla moglie non si lascia abbattere. Mentre il negozio è in via di ricostruzione, l’imprenditore continua a coltivare il suo sogno vendendo anche l’ultima merce rimasta nei magazzini dell’impresa. E denuncia.
Iniziano così i processi per le varie vicende accadute. Il culmine di questa tragica storia si manifesta sotto un tentato omicidio: mentre era nel suo frutteto il signor Bentivoglio sente spari di pistola alle sue spalle e viene colpito. Rischia la vita. Subito si rifugia all’interno del camion che lo protegge, anche se non completamente, dai colpi di pistola degli attentatori. I processi tra falsi testimoni e vicende sconcertanti continuano ancora oggi dopo anni.


Bentivoglio oggi trova sostegno in associazioni contro l’illegalità come Libera, che si costituisce parte civile nei processi. Oggi l’imprenditore lavora in un locale sequestrato alla mafia, ma la sua vita è segnata profondamente nelle relazioni e negli affetti, nella possibilità di condurre una vita “normale”, scortato giorno e notte da agenti delle forze dell’ordine. A testimonianza della sua coraggiosa esperienza ha scritto un libro, “Colpito” in cui la sua storia diventa un grido di verità e di resistenza contro la prepotenza e la violenza a cui lo Stato, non riesce sempre a dare una valida risposta.
Ciò che più mi ha colpito di tutta questa storia sono la tenacia e il coraggio, la forza e la calma al contempo, di un uomo “semplice” che lotta in prima linea, rischiando la vita ogni giorno, in nome di una giustizia che sia per tutti, soprattutto per i giovani.

Francesco Zappa, III AM

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